Equal Veneto

Ti trovi in:  
Indietro Homepage
Mappa del sito Accessibilità Contattaci

ALI

Accompagnamento al Lavoro Integrato


Localizzazione: Provincia di Belluno

Codice: IT-G2-VEN-019

Asse di intervento: OCCUPABILITA'
Misura 1.1: Creare le condizioni per l'inserimento lavorativo dei soggetti più deboli sul mercato

Scopo: Inserimento lavorativo di persone svantaggiate e sostenibilità degli interventi di inclusione sociale


Soggetto referente:
ENAC ENTE NAZIONALE CANOSSIANO - Verona

 

Partner:

  • Appia Servizi S.r.l.
  • Centro Italiano di Solidarietà - CE.I.S. Belluno - Onlus
  • Centro Consorzi
  • CFPME - Centro Formazione Professionale Maestranze Edili di Belluno
  • Confocooperative - Unione Provinciale di Belluno
  • Cooperativa Sociale Mani Intrecciate
  • En.A.I.P. Veneto - Agenzia servizi formativi della Provincia di Belluno
  • Progetto Solidaris
  • Provincia di Belluno
  • Synthesis S.r.l.
  • Università degli studi di Padova

Cooperazione transnazionale
Progetto CROSS.work - Common Research on Social Support (Austria, Germania, Spagna, Polonia)



Gli obiettivi del progetto e la costituzione del partenariato
Principale obiettivo di ALI era aumentare l’occupabilità di soggetti che manifestavano differenti situazioni di disagio e migliorare la complessiva efficacia degli interventi di inserimento lavorativo nella Provincia di Belluno, attraverso lo sviluppo di un collegamento stabile tra servizi per l’impiego, servizi che si occupano di marginalità sociale, organismi che svolgono attività di formazione e mondo datoriale, al fine di individuare un modello innovativo di inserimento lavorativo e di formazione individualizzata. ALI ha perseguito per i beneficiari finali del progetto un rafforzamento di sé, del proprio empowerment, della capacità decisionale, del senso di efficacia sul proprio progetto professionale, steso con il supporto del counsellor di orientamento. Il progetto professionale è stato articolato in step di orientamento, formazione, stage/laboratori e percorsi di inserimento lavorativo. Per garantire un effettivo e duraturo accesso al mercato del lavoro delle persone in difficoltà, spesso sprovviste di una professionalità specifica, era fondamentale, oltre al recupero e alla valorizzazione delle competenze pregresse, fornire loro una formazione mirata che permettesse di acquisire competenze realmente spendibili sul mercato del lavoro.
Tipologia Beneficiari Finali:
Soggetti disabili
Persone affette da dipendenze
Immigrati
Adulti espulsi dal mondo del lavoro
Tipologia Beneficiari Intermedi:
Responsabili e operatori degli enti coinvolti
Famiglie
• Sperimentare e diffondere nuovi servizi personalizzati e sostenibili per l’inserimento lavorativo.
• Sperimentare la metodologia innovativa del Case Management nel contesto di percorsi di inserimento lavorativo.
• Creare una rete provinciale di operatori pubblici e privati per garantire l’accesso ad un sistema integrato di servizi di orientamento e inserimento lavorativo.
La piccola dimensione demografica del territorio bellunese ha reso possibile la realizzazione di una rete a regia provinciale in grado di sfruttare sinergie, evitare duplicazioni e fornire un servizio personalizzato ed efficace agli utenti finali. L’obiettivo strategico ha consentito di mettere in evidenza alcuni obiettivi specifici che sono stati perseguiti da tutti gli attori coinvolti:
• sviluppare un modello condiviso fra tutti i soggetti implicati nel processo di inserimento lavorativo;
• superare la settorializzazione degli interventi per favorire l’approccio integrato tra tutti i servizi coinvolti nella implementazione delle politiche attive del lavoro;
• favorire lo scambio informativo e la collaborazione tra gli operatori socio-assistenziali e gli operatori dei servizi per l’impiego e la formazione;
• fornire agli utenti svantaggiati un riferimento unico per l’ accesso ai servizi di tutta la rete;
• allargare e implementare la rete di servizi che si occupa dell’inserimento lavorativo dei soggetti che appartengono alle fasce deboli;
• definire buone pratiche da diffondere nella rete.
Il partenariato è stato costruito sulla base degli obiettivi elencati, cercando di aggregare tutti i soggetti attivi nell’inserimento lavorativo e garantendo la complementarietà delle prospettive d’intervento e delle competenze sviluppate da ciascun ente. Sono stati individuati i seguenti soggetti istituzionali:
• La Provincia che, attraverso il Servizio Politiche del Lavoro di cui fanno parte i Centri per l’Impiego, svolge un ruolo centrale nell’inserimento lavorativo.
• Le due Unità Socio-Sanitarie Locali (Azienda ULSS 1 Belluno e Azienda ULSS 2 Feltre) che hanno dato adesione alla rete con la collaborazione del Servizio di Integrazione Lavorativa (S.I.L.), il Dipartimento di Salute Mentale e il Servizio Tossicodipendenze (Ser.T).
• Il mondo del privato sociale con il contributo di Confcooperative – Unione delle Cooperative della Provincia di Belluno, il Ce.I.S. associazione senza scopo di lucro che risponde ai problemi di tossicodipendenza e di disagio giovanile, accreditata anche come ente di formazione presso Regione Veneto, Co.So.Mi. cooperativa sociale di tipo B; il Centro Servizi Volontariato, gestito dal Comitato d’Intesa di Belluno, organizzazione cui aderiscono ad oggi 95 associazioni di volontariato.
• Gli enti di formazione professionale presenti nel territorio: l’ENAC - Ente Nazionale Canossiano, in qualità di capofila, con la propria sede formativa di Feltre, il C.F.P.M.E. e l’ENAIP che da anni sono attivi nel campo della formazione e dell’orientamento professionale anche di soggetti adulti espulsi dal mondo del lavoro e degli immigrati in difficoltà e di persone dipendenti, in sinergia con la Provincia che non dispone di propri Centri di Formazione.
• Le associazioni di categoria con l’ente di formazione dell’Unione Artigiani, il Centro Consorzi, e l’Appia Servizi – società di servizi dell’APPIA CNA di Belluno; Assindustria - Associazione fra gli Industriali della Provincia di Belluno - che hanno: sensibilizzato le aziende associate sulla problematica dell’inserimento di soggetti svantaggiati; analizzato in quali profili professionali sono a oggi inseriti i soggetti svantaggiati, indagando le principali problematiche relative all’inserimento.
• Il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Padova che ha svolto una ricerca per validare la suddivisione in target specifici dell’area del disagio, con riferimento alle problematiche dell’inserimento lavorativo, e ha prodotto uno studio che ha evidenziato la mappa del disagio in provincia di Belluno.
• Synthesis s.r.l. che si è occupato della realizzazione del sito del progetto ALI, della progettazione e assistenza alla piattaforma per la presa in carico dei casi gestita dal Coordinamento Provinciale per l’integrazione lavorativa delle fasce deboli.

L’impianto progettuale e le finalità
Il progetto ALI ha promosso un approccio globale all’elaborazione e gestione di percorsi di inserimento lavorativo integrando fra loro i servizi per il lavoro, la formazione e l’assistenza sociale, superando una visione settoriale per adottare una logica di cooperazione, rispondendo così in maniera efficiente ed efficace ai bisogni dell’utente. Il progetto EQUAL ALI si è prefisso l’ obiettivo strategico di favorire l’inserimento nel mondo del lavoro di figure svantaggiate nel territorio bellunese mediante azioni convergenti finalizzate a:
• elaborare e sperimentare in rete, anche tramite l’apporto di partner stranieri, azioni pilota di accesso al lavoro coerenti con le esigenze del territorio, utilizzando la metodologia del case management;
• potenziare e istituzionalizzare, secondo modalità che si sono definite durante la sperimentazione, la rete degli attori locali che operano nell’inserimento lavorativo, attivando nel contempo nuove modalità di interazione tra il sistema locale e quello regionale.
Il partenariato ha scelto di dare al lavoro un’impostazione pratica e poco accademica. Nell’individuare i modelli di inserimento lavorativo da proporre e sperimentare si è seguito cioè un approcio dal basso (bottom-up). Come già anticipato, sono stati costituiti quattro gruppi di lavoro - le Unità di Inserimento Lavorativo (UIL) - uno per ciascun target del progetto: soggetti disabili, soggetti affetti da dipendenze, adulti disoccupati e immigrati disoccupati. Le UIL sono state costituite da operatori di enti del territorio che avevano un’esperienza specifica nell’ambito dei processi di inserimento lavorativo. Ogni gruppo comprendeva operatori di più enti, sia pubblici che privati, con ruoli talvolta complementari e talvolta sovrapponibili. I gruppi/target sono:
UIL Disabili
Obiettivo: inserimento nel mercato del lavoro di disoccupati che sono certificati ai sensi della legge 68/99 come disabili psichiatrici o intellettivi gravi.
Coordinatore: Alberto Borin, Confcooperative.
Componenti: Confcooperative, un’organizzazione datoriale che riunisce ottanta cooperative della provincia di Belluno nei vari comparti economici. Sono operative la cooperativa “Lavoro Associato” e la cooperativa “La Via”, (cooperative di tipo B); il Servizio Politiche del Lavoro della Provincia e i Centri per l’impiego; i Servizi di Integrazione Lavorativa dell’ULSS 1 e ULSS 2; i Dipartimenti di Salute Mentale dell’ULSS 1 e dell’ULSS 2.
UIL Adulti
Obiettivo: inserimento nel mercato del lavoro di disoccupati adulti.
Coordinatrice: Erika Bristot e Rebecca Broccon – ENAC- Ente Nazionale Canossiano.
Componenti: ENAC, il Servizio Politiche del Lavoro della Provincia e i Centri per l’impiego, i Servizi di Integrazione Lavorativa dell’ULSS 1 e ULSS 2, Confcooperative, Assindustria – Reviviscar (Associazione fra gli industriali della provincia di Belluno), CISL (sindacato), ENAIP (ente di formazione), Centro Consorzi (ente per la formazione dell’Unione Artigiani di Belluno).
UIL Immigrati
Obiettivo: inserimento nel mercato del lavoro di disoccupati stranieri.
Coordinatrice: Valentina Piccolotto – CFPME.
Componenti: CFPME (Centro Formazione Professionale Maestranze Edili), ENAC, il Servizio Politiche del Lavoro della Provincia e i Centri per l’impiego, ENAIP, Centro Consorzi, Ce.I.S. di Belluno. Durante le varie fasi del progetto sono stati contattati i seguenti enti e associazioni che hanno contribuito partecipando a vari livelli: il gruppo Caritas di Belluno, “Alba – azione di gioia”, Sportello Informaimmigrati del Comune di Belluno, il CTP e l’ULSS n.1 (Sportello immigrati di Agordo).
UIL Dipendenze
Obiettivo: inserimento nel mercato del lavoro di disoccupati con problemi di dipendenza.
Coordinatrice: Mariangela Segat – CEIS.
Componenti: Ce.I.S. (Centro Italiano di Solidarietà di Belluno ONLUS), Co.So.Mi. (Cooperativa Sociale Mani Intrecciate), il Servizio Tossicodipendenze dell’ULSS 1 e ULSS 2, i Servizi di Integrazione Lavorativa dell’ULSS 1 e ULSS 2, ), il Servizio Politiche del Lavoro della Provincia e i Centri per l’impiego.

In un primo momento si è chiesto alle UIL di recuperare le prassi esistenti nel territorio riguardanti le modalità di inserimento lavorativo degli utenti target, di confrontarle individuando le criticità specifiche e proponendo al contempo delle soluzioni possibili. Nel loro lavoro le UIL hanno potuto contare su alcuni strumenti di supporto creati ad hoc e specificatamente: una ricerca dell’Università sulle tipologie e sulle dimensioni/localizzazioni delle forme di disagio presenti nel territorio bellunese; un dizionario ragionato sullo svantaggio, da implementare nel corso del progetto; una ricerca realizzata dalle associazioni datoriali sulle competenze trasversali richieste dai diversi settori produttivi (sono le prime tre azioni della MF2). Dalla prima bozza dei quattro modelli di inserimento lavorativo proposta dalle UIL, è stato astratto quello che abbiamo definito un METAMODELLO di inserimento lavorativo: si è cercato cioè di individuare delle fasi logiche comuni ai quattro target, per favorire il dialogo e il confronto tra i gruppi di lavoro e delle possibili e benefiche contaminazioni. Tale metamodello è quindi in sé poco operazionalizzabile. Va inteso più come uno strumento atto a portare chiarezza logica e ad aiutare la sistematizzazione del lavoro fatto. E’ ad esempio chiaro che i processi di selezione e di pubblicizzazione per persone con disabilità certificate sono diversi da quelli rivolti a persone affette da dipendenze in carico ai Ser.T. o ad adulti disoccupati. I modelli inizialmente proposti sono stati poi sperimentati sul campo e rivisti alla luce dell’esperienza pratica e del mutare delle condizioni socio-economiche. Era prevista inizialmente una sperimentazione su 100 soggetti disoccupati, così suddivisi:
35 soggetti con disabilità
18 soggetti affetti da tossicodipendenza
15 immigrati
36 adulti disoccupati.
In realtà nel corso del progetto tali numeri sono stati ampiamente superati.
In un secondo momento è stata attivata dal Servizio Politiche del Lavoro della Provincia di Belluno l’azione che si prefiggeva di realizzare il Coordinamento Provinciale per l’integrazione lavorativa delle fasce deboli. Sempre con l’obiettivo di iniziare dal basso e di non imporre quindi modelli astratti, si è voluto partire dal lavoro fatto e dalle riflessioni avanzate dalle quattro UIL. L’ipotesi iniziale era quella di creare un Servizio Provinciale vero e proprio, che riunisse tutti gli attori coinvolti e che desse, anche visivamente, un riferimento unico all’utenza. Si è poi deciso di puntare invece a rafforzare il ruolo di coordinamento della rete da parte della Provincia, lavorando sull’integrazione della stessa.
L’approccio metodologico
Nella definizione dei modelli per l’inserimento lavorativo di soggetti che appartengono a categorie svantaggiate si è deciso di sperimentare la metodologia del case management. Gli elementi del case management che sono adottati anche nel modello ALI sono stati:
• l’assistenza personalizzata del soggetto;
• la centratura del progetto sui bisogni degli utenti;
• l’aumento della partecipazione e delle possibilità di scelta da parte del soggetto del proprio progetto personalizzato;
• la deistituzionalizzazione della cura;
• la riduzione della dipendenza dall’assistenza pubblica;
• l’integrazione dei vari servizi pubblici, privati e del privato-sociale che a vario titolo si occupano di inserimento lavorativo;
• la flessibilità del servizio (bassa strutturazione) e adattabilità alle esigenze del soggetto;
• la flessibilità professionale del personale (case manager);
• il contenimento dei costi.
Per poter far fronte a questo modello di servizio il case manager deve possedere una professionalità caratterizzata da:
• approccio personalizzato al compito;
• impegno a favorire il potenziamento dell’autonomia dell’assistito (empowerment);
• orientamento sociologico caratterizzato da un ampio ventaglio di competenze eun minor livello di specializzazione;
• alto livello di istruzione;
• capacità di lavorare per problem solving;
• capacità di lavorare in team e per obiettivi.
Anticipando qui il risultato della sperimentazione, è emersa la consapevolezza che il case management ha senso (da un punto di vista di rapporto costi/benefici) solo nei casi particolarmente problematici, che necessitano dell’intervento coordinato e significativo di diversi servizi.
Il coordinamento provinciale ha di conseguenza sviluppato procedure e strumenti software di supporto distinti per questi specifici casi e per la generalità delle persone disoccupate.